Lo scultore Pompilio Calati ha partecipato alla mostra “Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento”, ospitata presso il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce dal 25 marzo al 31 maggio 2026.
L’esposizione, curata da Luca Maschio e Massimiliano Rossi, ha costruito un dialogo tra la scultura contemporanea, la materia del legno e l’universo poetico della Divina Commedia.
Per questo progetto Pompilio Calati ha presentato Tante Voci, una scultura realizzata nel 2026 interamente in legno d’ulivo, dalle dimensioni di 105 × 25 × 35 centimetri.
Tante Voci: la scultura in legno d’ulivo di Pompilio Calati
Tante Voci rappresenta una figura attraversata da una tensione estrema. Il corpo appare bloccato nell’istante della caduta, come se la materia avesse trattenuto per sempre il momento che precede il precipizio.
La posizione della figura, la sua deformazione e il capovolgimento della postura trasformano il legno in un’immagine della fragilità umana. Non viene raccontata soltanto la caduta fisica di un corpo, ma anche la perdita dell’identità, il peso della colpa e l’effetto di una libertà esercitata in maniera distruttiva.
La scelta del legno d’ulivo assume un significato particolare. Una materia profondamente legata alla terra, alla memoria e alla vita viene utilizzata per dare forma a una condizione segnata dal dolore e dallo smarrimento.
Nelle mani dello scultore, il legno non è un semplice supporto: conserva le proprie irregolarità, le venature e le ferite naturali, diventando parte integrante del significato dell’opera.
Il legame con Dante e il canto XIII dell’Inferno
La mostra prende il proprio titolo dal celebre verso dantesco “Perché mi scerpi?”, pronunciato nel canto XIII dell’Inferno. Dante e Virgilio si trovano nella selva dei suicidi, dove le anime sono trasformate in alberi e possono esprimere il proprio dolore soltanto quando i loro rami vengono spezzati.
La scultura di Pompilio Calati non propone una semplice rappresentazione dell’episodio dantesco. L’artista rielabora il tema attraverso una figura universale, priva di caratteristiche somatiche riconoscibili e quindi non riconducibile a una persona specifica.
Il corpo scolpito diventa così la rappresentazione di una condizione umana: la caduta, la perdita di sé e l’impossibilità di sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni.
La bocca spalancata richiama il grido presente nel canto dantesco. Un grido che sembra nascere dalla profondità del legno, ma che in realtà si rivolge direttamente a chi osserva, coinvolgendolo in una riflessione personale sulla responsabilità, sulla colpa e sulla possibilità della redenzione.
Tra sacrificio, caduta e redenzione
In Tante Voci emerge anche un confronto tra il sacrificio e il gesto autodistruttivo.
Il riferimento al corpo crocifisso richiama una forma capace di trasformare la sofferenza in dono e possibilità di salvezza. Nella figura scolpita da Pompilio Calati, invece, il corpo sembra consumarsi in una caduta che non conduce immediatamente a una rinascita.
La scultura rende visibile questa distanza attraverso una composizione intensa, nella quale il corpo appare deformato e sospeso in un precipizio senza fine.
Il richiamo al mito di Icaro rafforza il tema di una libertà che, quando viene esercitata senza consapevolezza, può trasformarsi da slancio verso l’alto in gesto autodistruttivo.
Una figura senza volto che parla a tutti
Uno degli aspetti più significativi dell’opera è l’assenza di tratti individuali. Il volto non permette di riconoscere un’identità precisa e la figura non rappresenta una singola persona.
È una scelta che amplia il significato della scultura: il corpo di Tante Voci può appartenere a chiunque.
Il titolo stesso suggerisce una pluralità di esperienze, dolori e domande. Non una sola voce, quindi, ma tante voci che attraversano il legno e raggiungono chi osserva.
L’opera invita il pubblico a non rimanere esterno alla scena. Il grido della figura apre un confronto diretto con la vulnerabilità dell’uomo e con la responsabilità che accompagna ogni scelta.
Pompilio Calati, scultore della materia e della condizione umana
La partecipazione alla mostra del Museo Sigismondo Castromediano conferma la ricerca artistica di Pompilio Calati, scultore capace di trasformare la materia naturale in un linguaggio contemporaneo.
Nelle sue opere il legno conserva la propria identità originaria, ma viene modellato per dare forma a emozioni, tensioni e interrogativi profondi. La lavorazione artigianale si unisce a una ricerca simbolica che affronta temi universali come la vita, il dolore, la spiritualità, la memoria e la fragilità dell’essere umano.
Con Tante Voci, Pompilio Calati dimostra come la scultura possa superare la semplice rappresentazione del corpo e diventare uno spazio di riflessione. La materia viene scolpita, ferita e trasformata, ma continua a custodire una possibilità di ascolto e di consapevolezza.
Scheda dell’opera
Titolo: Tante Voci
Artista: Pompilio Calati
Anno: 2026
Materiale: legno d’ulivo
Dimensioni: 105 × 25 × 35 cm
Mostra: “Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento”
Sede: Museo Sigismondo Castromediano, Lecce
Periodo: dal 25 marzo al 31 maggio 2026
Curatori: Luca Maschio e Massimiliano Rossi
Le sculture di Pompilio Calati
Pompilio Calati realizza sculture e opere artistiche su richiesta, sviluppando progetti capaci di unire la forza espressiva della materia con le esigenze e la storia del committente.
Ogni creazione nasce dall’ascolto, dallo studio della forma e dalla lavorazione diretta del materiale. Il risultato è un’opera unica, pensata per spazi privati, attività, luoghi pubblici, ambienti religiosi ed esposizioni artistiche.
Per conoscere le opere di Pompilio Calati o richiedere la realizzazione di una scultura personalizzata, è possibile contattare direttamente l’artista.
Contatto telefonico
+39 328 932 4085
info@calatipompilio.it
pompilio@calatipompilio.it
Chi è l’autore della scultura Tante Voci?
L’autore di Tante Voci è lo scultore Pompilio Calati, che ha realizzato l’opera nel 2026 utilizzando legno d’ulivo.
Dove è stata esposta Tante Voci?
La scultura è stata esposta al Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, all’interno della mostra “Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento”.
Qual è il significato della scultura Tante Voci?
L’opera affronta i temi della caduta, della colpa, della perdita dell’identità e della responsabilità umana, ispirandosi al canto XIII dell’Inferno di Dante.
Quale materiale ha utilizzato Pompilio Calati?
Pompilio Calati ha realizzato Tante Voci in legno d’ulivo, valorizzandone le venature, le irregolarità e la forza simbolica.
Pompilio Calati realizza sculture personalizzate?
Sì. Pompilio Calati realizza opere e sculture su richiesta, sviluppate in base al luogo, al soggetto e al significato che il committente desidera esprimere.
